L’Affido Familiare in parole semplici. Intervista a Elena Monetti

Per raccontarvi con parole semplici in cosa consiste l’Affido familiare abbiamo intervistato Elena Monetti, Responsabile del nostro Servizio Affido dalla sua fondazione nel 2012.

Partiamo dall’inizio, cos’è l’affido?

L’affido è un progetto di accoglienza, accessibile ai single o alle famiglie, destinato a bambini e adolescenti che vivono in una situazione di difficoltà all’interno della propria famiglia d’origine. Questo strumento è regolamentato dalla legge 184/83, rivista e ampliata dalla successiva 149/01. Il genitore affidatario, attraverso il suo impegno e la sua disponibilità, può assicurare al bambino il sostegno e l’affetto di cui ha bisogno per crescere bene, in un momento difficile della sua esistenza, nel rispetto della sua storia e delle sue relazioni significative. I progetti di affido possono essere diversi per durata, tipologia e finalità: possono prevedere, infatti, la possibilità di un affiancamento del bambino per poche ore al giorno o alla settimana, fino ad un’accoglienza a tempo pieno presso gli affidatari. Durante l’affido il bambino mantiene regolari rapporti con la sua famiglia d’origine, con tempi e modalità definite dai servizi sociali competenti.

Perché serve ancora l’intervento di esperti quando il bambino è andato finalmente in affido?P

Nonostante per i bambini sia molto importante tornare a vivere in una famiglia, accade molto spesso che davanti alla presenza, seppur amorevole, dei genitori affidatari, possano riaffiorare nei bambini i ricordi delle esperienze di sofferenza che hanno segnato le loro vite nel passato.
Il sostegno alle famiglie affidatarie diventa quindi un elemento essenziale per poter aiutare bambini e genitori affidatari a vivere al meglio la preziosa esperienza di un percorso di affido.

Secondo gli esperti dell’Associazione CAF il sostegno ai genitori affidatari è uno degli aspetti centrali per aiutare i bambini a vivere con serenità il progetto di affido, potendo da un lato stabilire buone relazioni con i nuovi adulti accoglienti e dall’altro tenere un legame con la propira famiglia di origine.
Ogni famiglia è diversa, ha le sue regole ed il suo equilibrio interno: per accogliere un bambino ed aiutarlo a trovare il suo “nuovo” equilibrio è quindi necessario costruire l’intervento INSIEME alla famiglia.

Ad esempio in questi mesi abbiamo seguito una coppia senza figli che ha deciso di vivere l’esperienza dell’affido trovandosi ad essere per la prima volta genitori. Diventare genitore è un evento che sconvolge la vita di ogni famiglia, ma diventare genitore per la prima volta di un bambino “già grande”, con alle spalle una storia difficile, ha richiesto un intervento mirato sulla famiglia per gestire al meglio questo importante cambiamento.
I bambini hanno bisogno di tempo per fidarsi della nuova famiglia e portano spesso le loro difficoltà ad esempio agendo comportamenti molto provocatori, manifestando regressioni o creando un vero e proprio muro con i genitori affidatari. Altri all’opposto, per il timore di essere rifiutati sono molto compiacenti nei confronti degli affidatari e rinunciano ad esprimersi in modo autentico. Spesso la coppia genitoriale fatica, più che comprensibilmente, a leggere e a gestire queste dinamiche, con il rischio di non rispondere correttamente ai bisogni del bambino e vivere situazioni di grossa difficoltà.

Allora come vengono aiutate queste famiglie affidatarie?

I genitori affidatari vengono accompagnati dagli esperti dell’Associazione CAF nella lettura delle reazioni dei bambini, per meglio comprendere i significati che si nascondono dietro ai loro comportamenti e per costruire un intervento personalizzato. I genitori affidatari hanno spesso paura che sia colpa loro se qualcosa non funziona, hanno paura di stare sbagliando e non sanno più come agire vivendo, a volte, in un senso di impotenza e solitudine. Anche in queste situazioni la famiglia può essere aiutata a diventare consapevole di quanto sia importante quello che sta facendo per il bambino, riconoscendo tutte le cose fondamentali che gli sta offrendo e di cui spesso non si rende conto. Infine, è fondamentale trovare insieme alla famiglia delle soluzioni concrete per risolvere ad uno ad uno gli specifici problemi che si presentano. Un altro aspetto molto delicato è quello del rapporto che il bambino mantiene con la famiglia d’origine: agli affidatari è chiesto di sostenere ed accompagnare il minore anche in questa esperienza.

Questo supporto alle famiglie avviene tramite colloqui?

L’Associazione CAF offre percorsi di sostegno individuale ai single e alla coppie che vivono l’esperienza dell’affido di un minore attraverso colloqui periodici, interventi di sostegno educativo domiciliare individualizzati condotti dall’équipe specialistica (assistente sociale, pedagogista, psicologo, educatori). A tutti è offerto un percorso di sostegno di gruppo attraverso incontri a cadenza mensile condotti dall’équipe specialistica in orario serale. Questo confronto con altre famiglie si rivela preziosissimo, sia perché si condividono momenti di stanchezza e di difficoltà, a volte sorridendo e sdrammatizzando anche situazioni che mettono a dura prova, sia perché si condivide la gioia dei passi avanti e dei cambiamenti, che spesso il gruppo restituisce in modo molto autentico e partecipato, andando a sostenere motivazione e fiducia. Un altro strumento molto importante è il counseling telefonico con reperibilità telefonica 7 giorni su 7. Non sempre si può aspettare la data dell’incontro ed è fondamentale ricevere un supporto immediato. In questi casi un consulto anche solo telefonico può aiutare a contenere le proprie emozioni e a gestire in modo adeguato la delicatezza del momento.

Questo sostegno a un certo punto si conclude?

Più che concludersi, il sostegno si trasforma nel tempo.
Superata la delicata fase iniziale che serve ad aiutare i genitori affidatari ad avere una visione più completa della situazione e a stabilire una buona relazione con il bambino o con il ragazzo, l’intervento di sostegno può progressivamente diradarsi. Nel giro di qualche tempo sono gli affidatari stessi a conoscere il bambino meglio di chiunque altro. Resta il riferimento del gruppo e un monitoraggio attraverso colloqui con l’equipe, e la sicurezza di avere comunque sempre un punto di riferimento a cui rivolgersi in caso di necessità.

Per saperne di più contatta direttamente la nostra Equipe Affido:
affido@associazionecaf.org – Tel. 335 8193448

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Più siamo, più sostegno riusciremo a dare ai nostri bambini e ai nostri ragazzi.

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